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Riflessioni ed approfondimenti di ANALISI TECNICA

Analisi Tecnica

Riflessioni ed
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ANALISI TECNICA


MOMENTUM, ovvero il motore degli indicatori


Cari Lettori,

la volatilità sui mercati finanziari si può misurare in vari modi, ma fa sempre riferimento alla variazione di prezzo all'interno di un periodo di calcolo prefissato. Questa logica è alla base del calcolo della maggioranza degli indicatori di analisi tecnica. In particolare, se pensiamo ad un concetto che misura l'intensità della variazione del prezzo, non possiamo non riferirci al cosiddetto
momentum , cioè la velocità con cui varia un prezzo di mercato. Il grafico seguente esprime visivamente il concetto, utilizzando un triangolo in cui il momentum è l'ipotenusa.







Ebbene, il
momentum, cioè la velocità con cui il prezzo varia, rappresenta il "motore" di quasi tutti i più famosi indicatori quantitativi di analisi tecnica, poiché essi utilizzano il prezzo come materia prima. Certamente i singoli strumenti di analisi si diversificano tra di loro in base agli aspetti dei mercati che si propongono di studiare, ma ciò che li fa muovere è sempre il prezzo, o meglio, il suo momentum. Detto questo, iniziamo subito a studiare il problema in concreto.

Di seguito riportiamo l'indicatore di
momentum più classico, ovvero la differenza tra l'ultimo prezzo disponibile ed un prezzo che risale a qualche tempo addietro. Poiché il nostro scopo è quello di confrontare il momentum con altri famosi indicatori di analisi tecnica e poiché questi ultimi vengono calcolati utilizzando nella formula delle medie mobili, calcoliamo il nostro indicatore di momentum non come una semplice differenza tra i prezzi, ma piuttosto come media mobile di una differenza tra i prezzi, in maniera tale da rendere più morbido il grafico proprio per effetto dell'inserimento della media all'interno della formula di calcolo.

Di conseguenza il diagramma del Momentum a 30 giorni, smussato da una media mobile semplice a 10 giorni, calcolato sull'indice FTSE MIB è il seguente:






Il grafico di un indicatore del genere continua ad oscillare intorno allo zero, essendo una differenza tra due prezzi. Assume valori fortemente negativi nei momenti in cui il mercato scende con molta rapidità, essendo quello il momento in cui è massima la differenza di prezzo tra il presente e il passato, così come massima è la differenza (questa volta in positivo) quando il prezzo risale in maniera altrettanto veloce, come ad esempio durante la primavera 2009.

L'ampiezza in valore assoluto dell'indicatore (cioè della differenza di prezzo) rappresenta appunto il momentum, vale a dire ciò che nel linguaggio comune viene definito come movimento di mercato. In altre parole, quando si dice che il mercato si muove molto (in bene o in male) ci si riferisce a periodi in cui il momentum è molto elevato, in positivo o in negativo.

Ma questa grandezza, lo si intuisce facilmente, è di fatto un sinonimo di volatilità, ovvero di variabilità di prezzo, poiché quest'ultima si misura sia calcolando la differenza tra il prezzo attuale ed un prezzo passato, sia calcolando la media delle variazioni giornaliere di prezzo. Nel grafico che segue:






abbiamo sovrapposto al momentum proprio la media a 40 giorni delle variazioni giornaliere di prezzo ed il risultato, una volta depurato dall'effetto dimensionale, è un andamento sorprendentemente identico.

Si potrebbe obiettare che le misure di volatilità più canoniche non tengono conto tanto della velocità con cui varia il prezzo, ma della variabilità di quest'ultima. Infatti, la formula della volatilità storica (strumento universalmente impiegato come indicatore di rischio) misura non la media delle variazioni giornaliere, ma la media degli scarti dalla media di queste ultime, cioè lo scarto quadratico medio delle variazioni giornaliere.

In effetti come misura di rischio è migliore la volatilità storica, ma come indicatore di volatilità assoluta (cioè variabilità di prezzo unita alla sua direzione) è senz'altro più indicativo il momentum, perché, come si vedrà tra poco, non viene introdotto come misura alternativa di rischio, ma semplicemente per mostrare visivamente cos'è che viene misurato dal indicatori di analisi tecnica.


Iniziamo questo studio proprio da un oscillatore molto famoso, ovvero il
MACD,





che viene calcolato come differenza tra una media mobile esponenziale a 12 giorni ed una a 26 giorni. Essendo la prima media molto più reattiva della seconda, se la differenza tra le due è positiva significa che il prezzo sta salendo e viceversa nel caso contrario.

A questo indicatore si associa poi la sua media mobile a 9 periodi per far sì che l'incrocio tra le due linee indichi il cambiamento di tendenza del momentum, cioè la perdita di velocità del prezzo che precede l'inizio del movimento nella direzione opposta.

Anche in questo caso la somiglianza è impressionante, quindi possiamo dire tranquillamente che il MACD, indipendentemente dalla sua validità come strumento di trading, misura il momentum di prezzo.

Studiamo ora lo
STOCASTICO, ovvero l'indicatore che nasce per indicare le situazioni estreme di prezzo, i cosiddetti ipercomprato ed ipervenduto, sempre con la logica di tentare di individuare, per tempo, le possibili inversioni di tendenza del prezzo.





Anche in questo caso variamo leggermente i parametri di calcolo, pertanto anziché la combinazione 5,3,3 utilizziamo uno stocastico a 40,10,5 barre. Sovrapponendolo al tracciato del momentum, si nota come quest'ultimo piloti anche lo stocastico.

Infatti, come può un prezzo salire senza trovarsi spesso vicino ai propri massimi? E come può un prezzo scendere senza trovarsi spesso vicino ai propri minimi? Dunque, come può l'andamento dello stocastico differire troppo da quello del momentum?

Da ultimo effettuiamo il confronto con l'
RSI, ovvero l'indicatore di forza relativa ideato da Welles Wilder, che viene calcolato come rapporto tra la media delle chiusure al rialzo delle ultime 40 sedute e la media delle chiusure al ribasso, sempre delle ultime 40 sedute.





Anche in questo caso abbiamo modificato leggermente il parametro rispetto all'originale, solo per omogeneità di calcolo è infatti risultato, ancora una volta, è una fortissima somiglianza.

Dunque cosa ci dimostra questo rapido e semplice studio? Ci illustra come il fattore principale che indirizza i principali indicatori di analisi tecnica è il momentum di prezzo. Si potrebbe dire che la stessa analisi tecnica è nata come disciplina per lo studio del momentum di prezzo. Ma, soprattutto, questo studio ci insegna che è inutile perder tempo a cercare di capire quale indicatore tecnico sia meglio degli altri.
È sufficiente regolarli in maniera opportuna e tutti finiscono col dire la stessa cosa.

Quindi l'analista ed il trader dovrebbero soprattutto preoccuparsi di scegliere non tanto l'indicatore giusto, quanto il periodo di calcolo più adeguato alle loro strategie e poi seguire con attenzione l'andamento del loro indicatore preferito.





Massimo Intropido













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