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Riflessioni ed approfondimenti di ANALISI TECNICA

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CASO O MANIPOLAZIONE? DIFFICILE CAPIRLO! (1 parte)

Da quando esistono i mercati speculativi si parla di manipolazione dei prezzi. Eppure una serie di prezzi puramente casuale assomiglia così tanto a quelli "manipolati".


Cari Lettori,

dopo aver affrontato diversi temi importanti, ritengo che questa rubrica dedicata all'Analisi Tecnica non possa esimersi dal trattare quello decisamente più scomodo: la manipolazione dei prezzi.

Sappiamo che il tentativo di modificare ad arte il valore dei beni, scambiati quotidianamente sui mercati, inizia contestualmente al mercato stesso. Anzi, si può dire, che tanto o poco, consapevolmente o inconsapevolmente, tutti coloro che partecipano ad una contrattazione cercano di manipolarne l'esito. Il risultato finale dipende semplicemente dallo scontro tra la forza e l'abilità dei partecipanti.

I tentativi di manipolazione del prezzo sui mercati regolamentati costituiscono reato e vengono giustamente perseguiti, ma lo scontro di diverse forze finanziarie, quando avviene nel rispetto delle regole, fa parte del mercato ed è "mercato". Chiariamo subito che per manipolazione non intendiamo solo i comportamenti illeciti, ma anche quelle operazioni finanziarie (come ad esempio, il rastrellamento di alcuni titoli e l'uscita da altri) effettuati dai grandi investitori nel pieno rispetto delle leggi.

I miei venti e più anni di esperienza sui mercati finanziari mi hanno insegnato che spesso si vede manipolazione laddove non esiste e non ci si accorge della sua presenza dove invece è presente. Per compiere questa disamina utilizzerò un approccio basato sui giochi d'azzardo, cioè effettuerò un'estrazione casuale di prezzi (come avviene nei casinò) e dimostrerò l'incredibile somiglianza che si può ottenere tra una serie di valori costruita con questo sistema ed i valori reali osservati sui mercati finanziari.

La mia intenzione è sottolineare focalizzare l'attenzione su ciò che conta realmente, cioè il comportamento dei prezzi, in modo da poter operare senza pregiudizi e con la massima serenità possibile (almeno da questo punto di vista).

Iniziamo l'analisi utilizzando degli algoritmi per generare diversi modelli di questi prezzi fittizi (o fake, come si direbbe in inglese), raggruppando i risultati in base all'algoritmo che li genera. In tal modo, il lettore potrà riflettere sul ruolo della volatilità nella determinazione dei prezzi.

Modello a 3 risultati
Per costruire una serie storica di prezzi generati casualmente è sufficiente partire da un valore iniziale (meglio positivo e multiplo del punteggio che viene estratto, poiché in tal modo si ottiene un grafico con una forma più abituale) e sommarvi progressivamente una quantità di numeri estratti casualmente, pari al numero di prezzi che si vogliono simulare. In questo caso, ho effettuato 500 estrazioni per costruire artificiosamente una serie storica che abbia la stessa durata temporale di due anni di contrattazioni sui mercati veri.

I numeri che estraiamo sono solo tre, ovvero "
-1", "0" e "1". Si tratta quindi di un algoritmo molto semplice, quasi rudimentale. Eppure i grafici generati assomigliano molto a quelli dei mercati reali. Infatti, già il primo di essi, che mostriamo di seguito, evidenzia una buona somiglianza con il grafico di un titolo finanziario, magari non dei più liquidi, ovvero uno di quelli i cui scambi sono meno regolari e frequenti.




Grafico A (elaborato con algoritmo a 3 risultati)



Il diagramma mostra un andamento con frequenti tratti completamente orizzontali di breve durata, fatto che nella realtà indicherebbe un prezzo di scambio invariato per più di una sessione (circostanza poco probabile sui titoli più liquidi) di cui si notano già due tendenze ben definite, la prima moderatamente ribassista fino a circa metà del grafico (nella parte sinistra) ed una seconda chiaramente rialzista e più volatile (ovvero inclinata verso l'alto, nella parte destra del grafico).

È sufficiente chiedere al nostro algoritmo di effettuare altre 500 estrazioni per ottenere il grafico successivo.




Grafico B (elaborato con modello a 3 risultati)



In questa serie di dati la volatilità è più alta e le tendenze sono più diversificate nella direzione e nell'intensità. Anche in tale circostanza, pur non essendo perfetta, la somiglianza con l'andamento di un vero titolo quotato è notevole. Ora proviamo a vedere cosa succede rendendo un po' più variabile il risultato delle nostre estrazioni. Per fare questo, passiamo all'algoritmo successivo.


Modello a 5 risultati
Questo nuovo calcolo attribuisce ai risultati delle estrazioni cinque possibili valori, ovvero "
-2", "-1", "0", "+1" e "+2". La maggiore variabilità rende più "morbido" il grafico, riducendo notevolmente i periodi in cui prezzo non varia. Ciò succede in quanto il valore "0" ha solo 1 probabilità su 5 di apparire, invece che 1 su 3 come in precedenza.



Grafico C (elaborato con modello a 5 risultati)


L'introduzione di una maggior variabilità dei risultati apporta subito degli evidenti benefici in termini di somiglianza con i veri grafici di mercato. Ora vi è una maggior differenza tra i momenti in cui la volatilità è bassa e quelli in cui invece è alta. Come detto in precedenza, la minor probabilità di apparizione degli "zero" ha eliminato quasi completamente le gradinature dei grafici precedenti.

Passiamo ora a riprodurre un nuovo grafico, caratterizzato da una minor volatilità per dimostrare come, in uno scenario più stabile, la serie di dati assomiglia molto più alla realtà.




Grafico D (elaborato con modello a 5 risultati)



I dati reali
Ora confrontiamo i valori artefatti con quelli reali. Iniziamo dall'indice di Borsa più famoso del mondo, ovvero il
Dow Jones, sempre riportato con riferimento ad un arco temporale di due anni.



Grafico dell'andamento dell'indice Dow Jones



La volatilità è piuttosto bassa (ma ciò non deve sorprendere perché si tratta di un indice, dunque di una media di titoli). La somiglianza con il grafico disegnato dal modello a "3 risultati" è notevole, anche se il mercato vero mostra dei trend meglio definiti. La maggior persistenza delle tendenze vere rispetto a quelle puramente casuali (stocastiche) dipende dalla persistenza delle tendenze dei dati macroeconomici. In altre parole, le grandezze economiche variano seguendo tendenze che durano molti mesi. Esse tendono quindi ad influenzare i mercati per molto tempo nella medesima direzione.

Osserviamo ora il grafico di un singolo titolo azionario. Si tratta di Unicredit.





Grafico dell'andamento di Unicredit



Si nota una maggior volatilità rispetto a quella dell'indice Dow Jones (circostanza assolutamente usuale), ma soprattutto, si nota una buona somiglianza con i grafici C ed in particolare D.

Perché ciò accade? Semplicemente perché nel modello a cinque risultati abbiamo introdotto i punteggi "-2" e "+2" che generano una maggiore volatilità e quindi grafici più somiglianti a quelli dei singoli titoli azionari, notoriamente più volatili degli indici che li raggruppano.

In questa prima parte dell'articolo, abbiamo dimostrato come sia semplice costruire delle serie storiche del tutto casuali, ma molto simili a quelle generate dai titoli veri. Perché?
Perchè il caso genera le sue tendenze, così come le tendenze non casuali sono in parte generate da fattori casuali. Ma questo concetto lo approfondiremo maggiormente nella seconda parte dell'articolo.






Massimo Intropido
















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